Dogecoin, criptovaluta da scherzo a beneficenza

By | 25 gennaio 2018

Nel periodo natalizio le criptovalute si sono ritrovate ad affrontare un netto crollo delle loro quotazioni, anche se sembra che ora sia in atto una lenta ma graduale ripresa. A questa spirale non è riuscito a sottrarsi nemmeno Dogecoin, una criptomoneta che a differenza di Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Ripple e compagnia, non ha mai avuto grandi aspirazioni dal punto di vista finanziario, e tanto meno ne ha avute sul fronte della capitalizzazione di mercato.

Dopotutto basta vedere su che basi nasce Dogecoin. La criptovaluta fa riferimento a Doge, lo shiba inu che ritroviamo al centro di un famoso meme e che nasce nel 2013 per fare un po’ di sana ironia sul Bitcoin e sulla sua fama. Il fondatore di Dogecoin è Jackson Palmer, un tempo Project Manager per Adobe.

Ebbene, l’intenzione originaria di Palmer fu quella di creare una criptovaluta “soft”, vale a dire una moneta digitale che avrebbe potuto essere usata per finanziare cause di beneficenza a favore dei paesi più poveri o per finanziare progetti se vogliamo più folkloristici. Insomma, il suo intento era tutto fuorché quello di avere un ruolo nell’alta finanza. Ma qualcosa deve essere sfuggito di mano.

Ad oggi, infatti, Dogecoin sembra aver acquisito un potenziale tutt’altro che irrilevante. Già tempo fa la moneta stava cominciando a crescere di valore grazie all’entrata in campo di speculatori e di soggetti “poco raccomandabili” che avevano visto in Dogecoin un mezzo ideale per dare adito ai loro obiettivi truffaldini. Proprio per questo Palmer abbandonò il progetto due anni dopo: la sua creatura non era più quella che aveva concepito originariamente.

“Il fatto che una criptomoneta che si ispira a un cane e che non viene aggiornata da due anni possa raggiungere e superare il miliardo di capitalizzazione, è indicativo dello stato in cui versano le criptovalute”, ha detto Palmer.

Ora come ora, tra Palmer e gli attuali sviluppatori del progetto v’è in atto uno scontro di vedute. Max Keller, uno dei programmatori che siedono dietro Dogecoin, vede in questa crescita improvvisa e inaspettata della moneta, la dimostrazione che il settore e-currency funziona al di là delle funzionalità che possono essere offerte dalle varie criptovalute.

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